ANIMA ELETTRICA

Per i materialisti il concetto di anima è ritenuto alla pari di altre superstizioni religiose. E forse è così.

Spesso, però, la realtà è infinitamente più complessa di come appare agli occhi e alla logica.

Supponiamo che tra cento anni (nel secolo 2100) i robot siano ormai una consuetudine nel nostro pianeta. Ci saranno robot che lavorano, robot che insegnano, robot che ci curano.

Ora, supponiamo che una persona del ‘600, un filosofo materialista, trovi il modo di viaggiare nel futuro, nel secolo 2100, e si ritrovi, per esempio, in una cava da cui si estraggono pietre, dove ci sono dei robot a lavoro.

Il filosofo osserva il team di robot a lavoro e non può non notarne la coordinazione e la somiglianza con un team di lavoro di esseri umani. A un certo punto, però, uno di questi robot subisce un infortunio: gli crolla una pietra in testa e gli rompe il “cranio”, provocandone lo spegnimento. Noi diremmo la “morte”.

Il filosofo materialista si precipita dunque a vedere come tutti gli altri e nota che il cranio di questo robot è aperto e al suo interno il dispositivo che regola i suoi movimenti e i suoi “pensieri” è rotto.
Il filosofo materialista, per la precedente somiglianza che ha notato, è portato allora a pensare l’unica cosa più logica: che si sia rotto il dispositivo e che il robot si sia spento in modo definitivo. Ma, soprattutto, che l’individualità del robot sia confinata in quel dispositivo “cerebrale” e che quindi sia andata perduta. Che il robot, in altri termini, non fosse altro che il suo “cervello”.

Con sua sorpresa, però, il filosofo materialista viene a sapere che il “cervello” del robot non era altro che una sorta di router operativo, che riceveva informazioni da una sofisticatissima intelligenza artificiale creata apposta per condurre quel lavoro.

La sua individualità dunque non era confinata fisicamente nel suo corpo o nel suo “cervello”, ma chissà dove.

Questo per dire cosa?

Che siamo in una sorta di Matrix o che siamo tutti avatar guidati da dodicenni che giocano ai videogame? No. (Per quanto l’ipotesi è suggestiva, ed è uno dei motivi per cui Matrix e Avatar sono dei capolavori).
Che il nostro cervello è un “router”, un ricevitore per un’anima? Nemmeno. Ma, diciamocelo, non ci dispiacerebbe come idea.

Che noi non siamo necessariamente solo il nostro cervello? Che il nostro cervello potrebbe interagire con la realtà in un modo a noi sconosciuto e irrilevabile con le nostre conoscenze e strumenti attuali? Forse, perché no.

Se tutto ciò ci appare come un’assurdità, dopotutto non è molto meno assurdo che un robot venga guidato tramite il suo “cervello” da un operatore a grandi distanze, o da una sorta di intelligenza artificiale collettiva, che probabilmente si arriverà a sviluppare in futuro senza troppe difficoltà. E a proposito, che questa sorta di intelligenza artificiale collettiva sia nient’altro che un modo per l’uomo di imitare l’anima?

Non è un’ipotesi così assurda. Così come non è così assurda l’ipotesi per cui l’umanità supererà, presto o tardi, la morte fisica. Anzi, l’esistenza fisica stessa, per come la conosciamo ora.

Lascia un commento