Pinocchio è la storia di un burattino che diventa un bambino vero.
Non si può non essere meravigliati da quanto sia profonda la riflessione che compie Collodi. Non è un caso che sia una storia universalmente apprezzata, in più modi riproposta e sottoposta a letture di diverso tipo e grado.
Qui ci interessa la lettura seguente: Pinocchio è la storia dell’evoluzione di ogni essere umano, ma non come favola classica di formazione. Non solo.
La storia di Pinocchio ha una componente di filosofia dell’evoluzione.
Alla fine della storia, il bambino Pinocchio vede il vecchio se stesso, cioè il burattino che era, poggiato contro una sedia, come una farfalla che osserva il bozzolo in cui era confinata. Pinocchio cioè ha compiuto l’evoluzione da una condizione animale e meccanicistica, fatta di puri istinti e sistemi a feedback, a una condizione umana.
C’è qualcosa di incredibilmente profondo in questa trasformazione.
Dall’altro lato, parallelamente probabilmente Collodi stesso intravede questo stesso genere di affrancamento, di liberazione, nel corso della storia dell’uomo, come se nell’evoluzione di ogni essere umano si riflettesse a specchio il corso evolutivo del genere. In Pinocchio noi assistiamo a uno step evolutivo formidabile, quello del passaggio dall’animale all’uomo, dall’inciviltà e amoralità alla civiltà e alla moralità. Gli stessi step che ha compiuto l’uomo nel corso della propria macro-evoluzione storica in quanto genere.
A questo punto viene da immaginare che lo step successivo sia un totale affrancamento dal meccanicismo e dalla meccanica. Cioè il superamento anche dell’attuale condizione umana.
Non è un caso che Kubrick, molto interessato alla filosofia di Nietzsche, volesse creare un film su Pinocchio e non è un caso che si fosse rifatto alla storia di Pinocchio per A.I. Artificial Intelligence, uno dei propri progetti incompiuti che sarà portato a termine dall’amico Spielberg.

Come Kubrick ha intuito genialmente, l’uomo ha cominciato a servirsi dello strumento, nel quale ha cercato di replicare in modo sempre più articolato la propria dimensione meccanicistica, potenziandola. Lo strumento è diventato prima macchina e poi intelligenza artificiale. Poi, chissà.
Molti dicono che l’intelligenza artificiale diventerà talmente potente da soppiantarci completamente.
Qui però non ci interessa lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma quello dell’uomo. E l’idea è che forse la più importante caratteristica dell’uomo sia tutt’altro che quella meccanicistica, che sta invece superando delegandola alle macchine e alle intelligenze artificiali, ma tutto il resto, che potrà invece vivere appieno.